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Dietrich Bonhoeffer [/wiki/Dietrich_Bonhoeffer] [ il vero cristianesimo contro il nazismo islamico, e contro, ogni intolleranza per la libertà di religione, che, è libertà di coscienza. Ogni uomo, è nato libero, e deve rimanere libero. ] Per la sua formazione spirituale risultarono fondamentali i numerosi soggiorni all'estero: prestò dapprima servizio pastorale presso la chiesa luterana della comunità tedesca di Barcellona e, nel 1929, si trasferì a New York, per specializzarsi all'Union Theological Seminary (della confessione metodista), dove iniziò a frequentare le chiese della comunità afroamericana nel quartiere di Harlem; nel 1930 si spostò a Londra: qui iniziò un rapporto epistolare con Gandhi, che sognò sempre di incontrare, senza mai riuscirci.

Appena due giorni dopo la presa del potere di Hitler, dovette tenere una conferenza via etere (dai microfoni della Berliner Funkstunde) sull'idea di Führer. In essa diceva che se il capo «permette al seguace che questi faccia di lui il suo idolo, allora la figura del capo si trasforma in quella di corruttore... Il capo e la funzione che divinizzano se stessi scherniscono Dio». Sulle prime leggi hitleriane del marzo 1933 non si registrano prese di posizione ufficiali da parte delle chiese evangeliche, queste leggi annientarono la democrazia: l'Ordinanza del Presidente del Reich per la tutela del popolo e dello Stato offrì una giustificazione per misure contro le chiese, rese possibile campi di concentramento, revocò il diritto alla libera manifestazione del pensiero, la libertà di stampa, il diritto di riunione, il segreto postale, legalizzò perquisizioni e sequestri. La legge di lesa patria equiparò l'opposizione al governo e al partito ai nemici della nazione; la legge sui pieni poteri dissolse i controlli del Parlamento e della costituzione. Quando la legge sui non ariani estromise dai pubblici uffici gli ebrei che vi erano impegnati, Bonhoeffer fu uno dei primi che affrontò il tema e tenne una conferenza La chiesa di fronte al problema degli ebrei. Da buon luterano egli riconobbe allo Stato il diritto di decidere dal punto di vista legislativo sulla questione ebraica, ma sosteneva che la chiesa doveva interrogare lo Stato circa la legittimità del suo agire, cioè doveva responsabilizzare lo Stato. La chiesa ha un obbligo incondizionato nei confronti delle vittime dell'ordine sociale, anche se non appartengono alla comunità cristiana. Se la chiesa vede che lo Stato eccede, essa è nella condizione «non soltanto di fasciare le vittime che sono finite in mezzo agli ingranaggi della ruota, ma di arrestare gli ingranaggi stessi».
Non potendo più restare a Berlino, nel 1933 torna a Londra per seguire due comunità evangeliche tedesche. Pacifista convinto, avanzò la proposta di un concilio ecumenico (aperto a tutte le confessioni cristiane) sulla pace:
« Solo il grande concilio ecumenico della santa chiesa di Cristo da tutto il mondo può parlare in modo che il mondo, nel pianto e stridor di denti, debba udire la parola della pace, e i popoli si rallegreranno perché questa chiesa di Cristo toglie, nel nome di Cristo, le armi dalle mani dei suoi figli e vieta loro di fare la guerra e invoca la pace di Cristo sul mondo delirante »
Nel frattempo in Germania gli amici di Bonhoeffer, dal 29 al 31 maggio del 1934, tennero il sinodo confessante di Barmen. Centotrentotto delegati di tutte le chiese regionali e provinciali luterane proclamarono unitamente, sotto le pressioni di Berlino, "sei proposizioni" rivolte contro i cristiani tedeschi e il loro governo ecclesiastico. Redatte da Barth respingevano la falsa dottrina per cui la chiesa deve riconoscere come rivelazione di Dio anche altri eventi e potenze, figure e verità (Solus Christus indirizzata, contro, le pretese di Hitler). Per Bonhoeffer, che era assente a quell'evento, fu la vera data di nascita della Chiesa confessante e significò il conseguimento di ciò per cui aveva lottato lungamente. Rimase in Inghilterra fino al 1935, quando decise di tornare a Berlino. Aderì alla Chiesa confessante, la comunità che si era distaccata dalla Chiesa evangelica ufficiale (che aveva riconosciuto l'autorità del regime) contro la quale aveva scatenato il Kirchenkampf, la "lotta delle chiese". Ne sarà il principale esponente insieme a Martin Niemöller con cui formulò la prima forma di autoimpegno. Quindi parteciparono a una riunione ecumenica nei Balcani per informare le guide del movimento ecumenico sui retroscena degli eventi. Il 2 dicembre 1935 apparve l'ordinanza del ministro Kerrl per l'applicazione della legge sulla sicurezza della Chiesa evangelica. Essa dichiarava come inammissibili tutte le disposizioni ecclesiastiche emanate da associazioni o gruppi. Di conseguenza, anche l'esistenza del seminario di predicazione (nella chiesa evangelica è un istituto di preparazione per l'esame e l'ordinazione) di cui Bonhoeffer era la guida, divenne illegale. Soltanto un paio di anni dopo la Gestapo appose i sigilli, quindi Bonhoeffer escogitò un'ulteriore forma di collaborazione coi suoi candidati: quella del "vicariato collettivo". In seguito Bonhoeffer mise per iscritto Vita comune, esperienza di questa religiosità vissuta comunitariamente. Il libro, assieme alle lettere dal carcere di Tegel pubblicate con il titolo Resistenza e resa, rappresentò il suo più grande successo editoriale.
La direzione del seminario clandestino di Finkenwalde (pol. Zdroje, oggi quartiere di Stettino), procurò violenti attacchi alla sua reputazione teologica, poiché mandò in frantumi l'antica identificazione tra l'incarico del predicatore e quello del pastore, ponendo inequivocabilmente il primo davanti al secondo. Inoltre continuò la sua dura opposizione alla politica antisemita nazista ma, a causa di una recrudescenza delle persecuzioni ai danni della Chiesa confessante, nel 1939 Bonhoeffer dovette accettare un incarico di insegnante negli Stati Uniti. Allo scoppio della guerra, decise però di tornare in patria, per condividere il destino del suo popolo. Il ritorno in Germania. nel 1931 per dedicarsi all'insegnamento presso l'Università di Berlino. Iniziò, anche, la sua opposizione attiva al nuovo regime nazista. In questo periodo (un anno e mezzo) produsse una serie di scritti che verrà poi raccolta nel volume Resistenza e resa, la sua opera più famosa, in cui rifletteva sul rapporto tra fede e azione, tra religione e mondo. A un compagno di prigionia italiano, che gli chiese come potesse un sacerdote partecipare a una cospirazione politica che prevedesse anche lo spargimento di sangue (congiura contro Hitler), disse: « Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante » Nel frattempo la Gestapo aveva trovato dei documenti della Abwehr, che, dimostravano la partecipazione alla congiura di Bonhoeffer, fin dal 1938. Hitler era fuori di sé... Insieme ad altri congiurati, venne impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg all'alba del 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra. Nel 1945 la Chiesa confessante offrì a Stoccarda la famosa ammissione di colpa: «La chiesa [...] è rimasta muta dove avrebbe dovuto gridare, perché, il sangue degli innocenti gridava al cielo... Essa è rimasta a guardare quando, sotto la copertura del nome di Cristo, si sono compiute violenze ed ingiustizie... La chiesa (luterana), confessa di aver assistito all'uso arbitrario della forza brutale, alle sofferenze fisiche e spirituali di innumerevoli innocenti, all'oppressione, all'odio, all'assassinio, senza levare la propria voce in loro favore, senza aver trovato vie, per correre loro in aiuto. Essa si è resa colpevole della vita dei fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo (gli ebrei)... Lo confessa... Non ha rinfacciato al calunniatore, la sua ingiustizia e ha abbandonato il calunniato al suo destino». Tuttaltro, fu il comportamento: "prudente" della Chiesa Cattolica, perché, quando la Conferenza dei Vescovi olandesi condannò il nazismo per ritorsione Hitler sterminò: 10.000 preti e suore, tra le cui vittime più famose di quella retata, annoveriamo, Edith Stein e Massimiliano Maria Colbe. Quindi la Chiesa Cattolica, seguì la strada delle catacombe, nascondendo, gli ebrei nei conventi, e facilitando, in ogni modo, il loro trasferimento negli Stati Uniti, come, hanno fatto, tutti i cittadini di Dalmazia, Fiume e Gorizia, che, salvarono la vita di 200.000 ebrei, che, fuggivano dai balcani, e che proprio per questo furono abbandonati dai farisei anglo-americani, al genocidio per mano di Tito, infatti, furono 200.000 gli italiani istriani che furono infoibati (nelle foibe del Carso) o affogati. Così si consumò l'oblio dei massoni comunisti e democristiani, contro, uno dei migliori popoli italiani, colpevoli, soltanto di avere un cristianesimo eroico. Quindi, la calunnia di: "cristiani-nazisti" non si può generalizzare alla azione della Chiesa Cattolica, infatti, contro, un regime così crudele, non sarebbe stato, certo, lo scontro frontale una strategia produttiva, o vincente. Questo dov'è pensare il vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza, Giovanni Palatucci, il quale sembra passato dagli onori, per la effettiva azione documentata di salvataggio di alcuni ebrei (ma, la realtà, imponeva la segretezza della operazione) alla infamia (di essere stato costretto a ratificare, ordini ed ingiunzioni su cui non avrebbe potuto intervenire). Rimane la realtà di avere salvato con la sua prudenziale strategia, la vita di tutti gli ebrei che gli possibile, di salvare e che: il suo anti-nazismo, anche se non antifascismo (perché, non si può ipotizzare, che, tutti i fascisti fossero automaticamente, tutti a favore delle leggi antirazziali, anzi, è documentata la loro resistenza passiva, in alcuni casi, il loro ostruzionismo reale, anche se non poteva essere un ostruzionismo formale), Palatucci, lo "Schindler italiano" in realtà, [per studi condotti con dubbia efficacia metodologica] collaborava con i nazisti … [www.repubblica.it › Esteri‎] http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/21/news/lo_schindler_italiano_collaborava_con_i_nazisti-61538511/
Dichiarato martire da papa Giovanni Paolo II "per aver salvato 5000 ebrei", riconosciuto come "un giusto" da Israele, in realtà - secondo il Centro Primo Levi, Giovanni Palatucci ebbe un ruolo fondamentale, nel trasferimento ad Auschwitz:: di 412 ebrei di Fiume. E il museo dell'Olocausto di Washington ha rimosso il suo nome dalla mostra. Era noto come lo "Schindler italiano", Per aver salvato 5.000 ebrei dallo sterminio nazista, tanto da essere riconosciuto, come, un giusto da Israele e da essere stato dichiarato martire da papa Giovanni Paolo II. La verità ( molto controversa, contestata, stante le celebrazioni, che, ai più alti livelli istituzionali, sono tributate a Palatucci, dimostrano il contrario, cioè, nella sua posizione Palatucci in favore degli ebrei che, certamente salvò (come è documentato), quindi, nel caso concreto, lui potè fare quello che, era possibile di fare, per lui, in quella sua posizione, per non vedere immediatamente anche il suo nome aggiunto alla lista dei deportati, con la prospettiva, di non poter più aiutare, più nessuno, anche, quando le circostanze favorevoli glielo consentissero. ) sullo Schindler italiano è emersa, dopo che, i ricercatori, del Centro Primo Levi hanno avuto accesso a documenti italiani e tedeschi, nell'ambito di una ricerca sul ruolo di Fiume come terreno fertile per il fascismo, città dove Palatucci lavorò come funzionario di polizia dal 1940 al 1944. Stando alla versione accreditata finora, quando i nazisti occuparono la città, nel 1943, Palatucci distrusse i documenti, per scongiurare che i tedeschi spedissero, gli ebrei di Fiume nei campi di concentramento. La sua stessa morte nel campo di Dachau, a 35 anni, avvalorò poi la tesi. La sua stessa deportazione a Dachau, nel 1944, non fu determinata dalle sue gesta per salvare gli ebrei, piuttosto dalle accuse tedesche di appropriazione indebita e tradimento, per aver passato ai britannici i piani per l'indipendenza di Fiume nel dopoguerra. [ afferma: in modo gravissimo: il secondo il Centro Primo Levi, quella che in realtà a studi meglio approfonditi, e forse non orientati, potrebbe apparire una calunnia gravissima contro lo stesso operato di Pio XII, appunto per erigere culturalmente il mito di: cristian-nazi. Perché, questo volere seminare odio tra le comunità ebraiche e cristiane è la strategia di sempre che satana ha avuto condurre! Per poter conservare per i farisei anglo-americani il signoraggio bancario che loro hanno rubato attraverso la congiura massonica bildenberg] Indrimi ha precisato che "il mito" di Palatucci iniziò nel 1952, quando lo zio vescovo Giuseppe Maria Palatucci raccontò, questa storia, per garantire una pensione ai parenti dell'uomo. "Giovanni Palatucci non rappresenta altro che l'omertà, l'arroganza, e la condiscendenza, di molti giovani funzionari italiani, che, seguirono con entusiasmo Mussolini, nei suoi ultimi disastrosi passi", ha concluso Indrimi nella lettera inviata al museo di Washington. (21 giugno 2013) [ rimane il turbamento, il dubbio, di trovarci noi oggi, con affrettate, e forse ideologiche posizioni dominanti, che, vengono da molto più lontano, cioè, da parte di coloro, che, di fatto hanno il monopolio del Fondo monetario internazionale, che, ha rubato la sovranità economica, attraverso, il monopolio della sovranità monetaria, contro, tutti i governi del mondo affinché, satana sia tutto in tutti! ] infatti, in tutt'altra direzione camminano le autorità politiche italiane, nonostante il regime universale massonico, di cui anche loro sono parte integrante, tuttavia le loro posizioni, rimangono più fedeli a quelle che Palatucci era, cioè, un fedele servitore dello Stato, un santo ed un Martire, al tempo stesso, che, visse in momenti drammatici, e che fece tutto quello ,che, era razionalmente possibile di fare nella sua posizione...
Questo è incontestabile 200.000 istriani furono fatti sterminare da Tito, colpevoli di avere salvato altrettanti ebrei a rischio della loro vita,
e questo i banchieri Rothschild Illuminati da lucifero, non poterono dimenticare.. ecco perché oggi, Israele si trova sopra un abisso, cioè, la congiura di farisei-salafiti.
agenparl.it/articoli/news/cronaca/20140127-giornata-della-memoria-questura-trieste-il-ricordo-di-giovanni-palatucci
(AGENPARL) - Trieste, 27 gen - Alla presenza del Vice Prefetto Vicario Rinaldo Argentieri, del Questore Giuseppe Padulano, del Direttore del carcere Ottavio Casarano e di altre autorità amministrative, militari e civili, questa mattina, all'interno della locale Casa circondariale è stata deposta una corona alla lapide che ricorda la prigionia nella struttura triestina di Giovanni Palatucci, ultimo Questore italiano di Fiume, "Giusto tra le Nazioni", "Servo di Dio" e "Medaglia d'oro al Merito Civile". Il Cappellano provinciale della Polizia di Stato, don Paolo Rakic, ha benedetto la lapide e la corona ricordando la figura di Palatucci. Nato in provincia di Avellino nel 1909, egli frequentò il 14.o corso per Vice Commissario di Pubblica Sicurezza e fu assegnato alla Questura di Genova. A partire dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938, egli, in servizio presso l'Ufficio Stranieri della Questura di Fiume, divenne il protettore in particolare degli ebrei, con la cui comunità fiumana intratteneva cordiali rapporti di stima e di amicizia. Egli salvò la vita a più di 5 mila ebrei, avviandoli a un campo di raccolta in provincia di Salerno dove era Vescovo uno zio, che li prese sotto la propria protezione. Il precipitare degli eventi dopo l'8 settembre 1943 fecero sì che Giovanni Palatucci rimanesse da solo a reggere la Questura di Fiume e un anno dopo fu arrestato dalla Gestapo e condannato a morte, ma la pena gli fu commutata nel carcere a vita. Trascorse due giorni nella struttura di Trieste e da lì fu tradotto nel campo di sterminio di Dachau, dove mori il 10 febbraio 1945, all'età di neanche 36 anni. Giova ricordare che il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. Ultimo Questore di Fiume e Medaglia d'Oro al Valore Civile, morì a soli 36 anni nel campo di sterminio di Dachau. Nella mattinata odierna, giorno della ricorrenza delle vittime della Shoà, è stata deposta una corona presso la stele dedicata a Giovanni Palatucci, ultimo Questore di Fiume e Medaglia d'Oro al Valore Civile. Il Prefetto della Provincia di Modena, dott. Michele di Bari, il Questore, dott. Oreste Capocasa, il Sindaco, prof. Giorgio Pighi e il Vice Presidente dell'Associazione Nazionale "Giovanni Palatucci", Rolando Balugani hanno ricordato la figura del giovane funzionario di Polizia. Palatucci, nato a Montella (Avellino) il 29 maggio 1909, viene trasferito alla Questura di Fiume nel 1937, dove si adopera per salvare migliaia di ebrei. Il 22 ottobre 1944 viene trasferito nel campo di sterminio di Dachau, dove muore, a soli 36 anni, il 10 febbraio 1945. Nel 1990 lo Yad Vashem lo giudica "Giusto tra le Nazioni". Giornata della Memoria, la Questura ricorda Giovanni Palatucci". Redazione27 gennaio 2014". http://www.modenatoday.it/cronaca/giovanni-palatucci-giornata-memoria.html